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  • Il condominio è un luogo immaginario

    Ciao

    Se ti scrivo è perché penso che anche tu, come me e come la maggior parte delle persone, abiti in un condominio.

    Il condominio. Quell’entità astratta, quel ricettacolo di costi, problemi, disservizi, lungaggini burocratiche, litigi, incomprensioni e riunioni infinite. Abominio dovevano chiamarlo, non condominio.

    Sono certo che nella tua vita ti sarai trovato almeno una volta nella posizione di dire “Oddio stasera c’è la riunione con i condomini”, per poi cercare ogni alibi possibile e immaginabile per evitarla. Ma alla fine ci vai, perché devi andarci, perché è giusto, perché tua moglie / tuo marito ti ha praticamente spinto fuori dalla porta per andare, perché si parla di cose importanti o almeno pensi questo fino a quando non torni a casa, sconsolato, confuso e di pessimo umore, rendendoti conto che anche stavolta non si è concluso nulla.

    Ed è solo la migliore delle ipotesi.

    Abiti in un condominio amico mio, è normale amministrazione. E se non ci abiti tu sono certo che avrai esperienze indirette di qualche tuo parente o amico a riguardo.

    Voglio raccontarti la mia, di esperienza personale. Alla fine della storia sarai tu a dirmi quanti punti di contatto avrai riscontrato con la tua, e sono certo saranno moltissimi.

    La prima volta che mi sono affacciato alle problematiche tipiche di una palazzina condominiale avevo trent’anni.

    Andavo a vivere per conto mio con la mia compagna. Puoi immaginare il mio entusiasmo per la vita nuova che stavo per affrontare, piena di esperienze, gioie e momenti importanti che solo la vita adulta e indipendente sa regalarti.

    Mi trasferii in Novembre, era una bellissima giornata di sole. Avevo trovato un’ottima occasione in un palazzo storico a ridosso del centro di Roma, anche se “palazzo” è una definizione riduttiva, si tratta infatti di un complesso di edifici (cinque), alcuni dei quali con doppia scala.

    Una specie di mini-Bombay, mancavano solo i mercatini tipici nel portico.

    Ma non importava, ero felice nell’approcciare a questa nuova fase della mia esistenza e i dettagli erano del tutto trascurabili.

    Varcai la soglia del grande portone con un sorriso idiota, dando un fiero buongiorno a chiunque incontrassi. Sono certo che abbiano pensato avessi qualche rotella fuori posto.

    Avevo già fatto avanti e indietro più volte, sai, tra il sopralluogo, le pulizie, il trasporto dei mobili etc. Quella volta tuttavia fu la prima in cui entrai nel palazzo da “perfetto condomino”, una sorta di veterano dell’abitare. Una figura degna di essere ignorata in toto, ma che nella mia testa aveva un ché di nobile e virtuoso.

    Passeggiando nell’androne del palazzo, insomma, mi guardai intorno. Cassette della posta, volantini pubblicitari dei supermercati più convenienti della zona, comunicazioni del condominio, dei bei vasi di fior…

    Comunicazioni del condominio.

    Musica per le mie orecchie.

    Con fare finto-annoiato del burocrate navigato mi avvicinai alla bacheca per controllare le ultime news del mio palazzo. In fondo era tempo di prendere contatto con aspetti della vita quotidiana che fino al giorno prima erano stati totale appannaggio dei miei genitori.

    Dio solo sa quanto avrei rimpianto quei giorni di inconsapevole ingenuità.

    Il foglio in bella vista sulla bacheca, contrariamente a quanto pensavo, non conteneva comunicazioni o informative di nessun tipo, bensì una domanda. Cito testualmente:

    “I Signori condomini sono pregati di valutare la proposta di Tizio (quarto piano scala B) e Sempronio (secondo piano scala A) circa l’accensione dei riscaldamenti alle ore 6:00 anziché le 8:00, e sostituire il consueto orario pomeridiano posticipando l’accensione di un’ora”

    “Che condominio democratico” pensai tra me e me. Evidentemente le dicerie sulle famose liti tra inquilini, le beghe giudiziarie che durano anni e i dissapori con gli amministratori dovevano essere solo esagerazioni. Il mio palazzo ne era l’esempio. Un collettivo democratico di famiglie che valutano serenamente una proposta per migliorare il comfort delle abitazioni.

    Mentre riflettevo su quanto nobili e lungimiranti fossero gli intenti dei miei vicini di casa, notai qualcosa a cui inizialmente non avevo fatto caso.

    Qualcuno prima di me, leggendo il comunicato, aveva pensato bene di tracciare a penna una linea sotto alle righe stampate, invitando i condomini a siglarsi da una parte o dall’altra in base al parere favorevole o contrario rispetto all’accensione in orari diversi del riscaldamento.

    Non ero sicuro fosse una buona idea, probabilmente sarebbe stato meglio attendere la riunione di condominio per parlarne, ma evidentemente i miei vicini erano ansiosi di risolvere la questione. Dovevano essere persone davvero intelligenti.

    Non lo erano.

    In poche righe l’iniziativa della lista “a penna” era rapidamente degenerata. Alcuni condomini, leggendo gli schieramenti, si erano evidentemente risentiti della presenza di alcune firme per una fazione o per l’altra.

    Dichiarare la propria preferenza non era più sufficiente. Fu l’inizio dei commenti a penna.

    “Cambiare orari dei riscaldamenti? Ma scherziamo? Perché mai devo morire di freddo il pomeriggio?” Rossi.

    “Fa presto a parlare lei, Sig.ra Rossi. Vive da sola e alle nove è già a letto. Io torno da lavoro alle otto di sera e resto al freddo finché non vado a dormire”. De Lellis.

    “Fermi fermi fermi. Proprio lei parla Sig. De Lellis? Considerato il rumore che sentiamo fino all’una di notte, converrebbe a tutti che andasse a dormire alla stessa ora della SIg.ra Rossi”. Lo Bianco.

    Per fartela breve, una semplice comunicazione da valutare e di cui parlare in sede di riunione, era diventata una tabella in cui segnare i buoni e i cattivi, che a sua volta era diventata un forum di discussione in cui qualunque condomino poteva riversare proteste più o meno attinenti al tema e sfociare liberamente in attacchi personali.

    Un ring di pugilato su carta, insomma.

    Cominciai a pensare che il mondo della vita condominiale non era esattamente il giardino dell’Eden che avevo immaginato. Non era affatto un viatico benevolente e onesto che mi avrebbe accompagnato verso i primi nodi della vita indipendente.

    Somigliava più a un girone dantesco in cui una fuliggine di leggi, cavilli e postille si intrecciavano in un marasma di rancori personali, il tutto sullo sfondo di spese – spessissimo – inutili e dibattiti senza la minima possibilità di arrivare a soluzioni tangibili.

    E avevo visto soltanto la punta dell’iceberg,

    Due settimane dopo partecipai alla mia prima, vera e indimenticabile (purtroppo) riunione condominiale.

    Nonostante l’esperienza della bacheca, conservavo in me ancora un barlume di speranza che fossi incappato in un semplice incidente di percorso.

    “Magari l’argomento ha fatto scaldare un po’ gli animi, sarà un caso isolato, sono certo che durante la riunione tutto si risolverà.”

    Non mi ero mai sbagliato così tanto.

    Scoprii che la bagarre sulla bacheca condominiale non solo non era un caso isolato, ma rappresentava a tutti gli effetti l’appendice di una guerra senza quartiere che proseguiva da anni, riunione dopo riunione, protesta dopo protesta, delibera dopo delibera.

    Nulla di fatto dopo nulla di fatto.

    Dopo un’ora e mezza di pura discussione su questi benedetti orari di accensione dei riscaldamenti (risoltasi con un “lasciamo tutto com’era”, impossibilitati a giungere a qualsiasi diversa conclusione) venne il momento di affrontare il secondo punto all’ordine del giorno: la costruzione dell’ascensore per la scala A.

    A me sembrò un argomento interessante, anche perché era proprio la mia scala. Quello che non sapevo è che la diatriba sull’ascensore della scala A durava da anni, ed aveva raggiunto punte di scontro talmente aspre che in confronto Israele e Palestina erano due bambini che litigavano per chi doveva salire prima sullo scivolo.

    Un terzo dei condomini non voleva l’ascensore, qualcuno millantava una non meglio specificata illegittimità nel costruirla per via di normative e bla bla bla, agibilità e bla bla bla, mio fratello fa l’avvocato mi ha detto che non si può fare e bla bla bla.

    Tutti annuivano ma nessuno sapeva assolutamente nulla sulla normativa in tema.

    Un’altra frangia, di cosiddetti “Oppositori”, si diceva favorevole alla costruzione, purché se ne facessero carico soltanto gli inquilini della scala A.

    Apriti cielo.

    Quelli che non volevano l’ascensore non intendevano pagare. Quelli che la volevano cercavano il modo in cui avrebbero impedito, a lavori fatti, ai non paganti di usufruirne.

    Nel mezzo, un drappello di “pacifisti” che, quasi teneramente, proponevano di suddividere la spesa fra tutti gli inquilini di tutte le palazzine, facendo sì che la cosa incidesse pochissimo su tutti, per il bene di tutto il comprensorio.

    A me non sembrò un’idea così malvagia.

    Non vennero nemmeno considerati. Qualcuno rise bypassandoli completamente.

    Non voglio dilungarmi troppo, ti basti sapere che l’ascensore era solo il punto due. In seguito emerse la problematica della SIg.ra Malli che aveva un cane nonostante – sembra – fosse stato concordato un divieto per gli animali domestici, la cantina del Signor Pirozzi che emanava strani fumi che nessuno sapeva spiegare (nemmeno il signor Pirozzi, che però secondo me la sapeva lunga e taceva di proposito), la ristrutturazione di quell’anziano signore del quinto piano, così simpatico, che dal proprio appartamento voleva ricavarne due per ospitare suo figlio e la compagna, appena sposati. E molte, moltissime problematiche che a stento riesco a ricordare.

    Uscii dalla riunione dopo quasi tre ore, sfinito.
    MI rimbalzavano in testa urla, proteste, litigi e una serie infinita di normative sciorinate alla bell’e meglio da sedicenti esperti (o parenti di “esperti”).
    La sensazione è che nessuno sapeva bene quello che diceva, ma in assenza di regole ben definite a far da padrone era la volontà di far prevalere le proprie esigenze sull’altro. Sempre e comunque.

    Pensai che sarebbe stato magnifico avere a disposizione un vademecum, un documento, un QUALCOSA che mi permettesse di conoscere con chiarezza il mondo normativo che gravita intorno ai condomini.

    Avrei pagato ORO per sapere con CERTEZZA quali spese sono tenuto ad affrontare, quali è opportuno contestare e perché. Senza contare che sarebbe stato UN SOGNO disporre di un consulente esperto nel settore che potesse chiarirmi le idee sui nodi inestricabili delle problematiche tipiche che emergono quando si vive in un palazzo insieme a molte persone.

    Uno “sbroglia condominio”, ecco cosa serviva. Ed ecco perché quando ho conosciuto XXXXXXXX XXX ho creduto di sognare.

    Avevo letto distrattamente un volantino con su scritta una frase divertente “CONDOMINI DA INCUBO – 10 CONSIGLI PER NON FARE LA FIGURA DEL CRETINO ALLA PROSSIMA RIUNIONE DI CONDOMINIO”

    La pubblicità rimandava a un link su internet attraverso cui, in pochi semplici passaggi, avrei potuto avere a casa mia una serie di guide complete per risolvere QUALSIASI problema condominiale, senza dover spendere migliaia di euro in avvocati, consulenti, periti e quant’altro.

    Era come se Babbo Natale si fosse trasferito a casa mia per tutto l’anno.

    Con XXXXXXXX XXXX mettere fine alle diatribe con amministratore e vicini di casa è semplicissimo: un servizio di consulenza online – video tutorial etc etc che sono in grado di etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc

     

  • Il vicino che odio

    Caro collega condomino,

    se anche tu come me porti la croce e la delizia del vivere all’interno di un condominio, sono certo che avrai fiumi di storie da raccontare.

    Non parlo delle pruriginose abitudini della signora del terzo piano, suvvia, un po’ di rispetto per la privacy! Parlo piuttosto di tutta quella serie di problematiche per le quali a “condominiali” è stata coniata appositamente la parola da abbinare: “beghe”.

    Come dici? Non pensi di avere molta esperienza di queste cose?
    Amico mio, se pensi questo vuol dire che il danno è più grave di quanto pensassi: ti sei abituato a vivere in un girone infernale. Sei assuefatto. Da un momento ben preciso in poi hai cominciato a ritenere “normali” determinate consuetudini che di normale non hanno nulla.

    • Magari hai cominciato a non batter ciglio durante l’approvazione di bilancio annuale.
    • Forse hai evitato di considerare “strano” che la manutenzione dei contabilizzatori per termosifoni costasse più dell’installazione.
    • Oppure è possibile che tu abbia maturato una sorta di anestesia perpetua ogni qual volta l’amministratore di condominio propone una non meglio specificata impresa (sempre la stessa) per occuparsi dei lavori straordinari alla palazzina.

    In ogni caso, posso accettare tutto, ma non dirmi (perché non ci credo) che ti sei abituato al vicino molesto.

    Ti chiederai chi (o meglio, COSA) sia il vicino molesto, magari stai facendo copia-incolla per effettuare una ricerca su Google. Fermati ti prego, sarà sufficiente che tu segua le prossime righe e ti rivelerò quello che già sai ma che – per conservare un minimo di armonia Zen – hai finto di dimenticare.

    Nel vocabolario italiano-condominio/condominio-italiano, alla voce “VICINO MOLESTO”, si legge: inquilino di appartamento adiacente al nostro, la cui professione ufficiale consiste nel disturbare in modo seriale la nostra tranquillità. L’occupazione preferita del vicino molesto è turbare il quieto vivere che faticosamente cerchiamo di avere in quelle tre ore che dividono il rientro da lavoro dall’andare a dormire. E per farlo, il vicino molesto utilizza tutti i mezzi a sua disposizione: animali selvatici spacciati per domestici, infiltrazioni d’acqua rigorosamente il venerdì sera (che poi non trovi l’idraulico fino al lunedi), musica a tutto volume ESCLUSIVAMENTE negli orari non consentiti e litigi con la propria consorte, ovviamente solo nel cuore della notte.

    E riguardo alla questione “consorte” e “cuore della notte” ho evitato di inserire altri possibili rumori molesti. Non voglio rimestare nella tua sensibilità.

    Ecco, quando parlo di vicino molesto mi riferisco esattamente a questo: il vicino che se ne frega (e sembra goderne) dei tuoi diritti condominiali, del buon senso e dell’educazione. Questo personaggio mitologico metà uomo e metà flagello riesce talvolta a recare danni psicologici non indifferenti, soprattutto a gente come noi, che non ama fare questioni per un nonnulla, e che vorrebbe solamente che le persone restituissero il rispetto che viene loro puntualmente riconosciuto.

    Ma si sa, quando uno è ortolano..

    Per chiarirti meglio il quadro della situazione voglio raccontarti un episodio che mi riguarda.

    Lo troverai drammatico.

    E sbaglierai.

    Drammatico è invece il fatto che scenari simili si ripetono costantemente, con una serialità che nemmeno Jack lo Squartatore.

    Qualche anno fa, diciamo nel 5 A.c. (Avanti CondominidaIncubo) al piano di sopra si era trasferita un’allegra e giovane coppia.

    Personalmente avevo accolto con entusiasmo la cosa: avevano entrambi poco meno di quarant’anni, ben vestiti, trasloco essenziale svolto in un pomeriggio (lui, Mario, aveva anche provveduto ad avvisarmi che ci sarebbe stato un po’ di trambusto nelle ore successive, per via della collocazione dei mobili. Gesto che ho apprezzato molto), molto cordiali entrambi.

    Inoltre avevo notato che possedevano una station wagon, l’ho notata durante un loro sopralluogo qualche giorno prima. Non avevano figli, ma probabilmente desideravano averne.

    Buon segno, famiglia stabile e in crescita, altro che quelle coppie di scalmanati che certe volte imperversano nei condomini, condannando a perpetua insonnia tutto il vicinato!

    Anche stavolta avevo commesso un errore di valutazione paragonabile a…

    No, sul serio. Non esiste una metafora adatta.

    Tornando a noi, la coppia di new entry del condominio inizialmente avevano lasciato supporre solo il meglio che la crème del vicinato potesse proporre. Lei, Luisa, aveva iniziato a legare con mia moglie. Le avevo sorprese più di una volta a chiacchierare nell’androne delle scale, mentre tornavo da lavoro.

    Ero piuttosto felice, in fondo è così raro avere a che fare con vicini cordiali ed educati, nella maggior parte dei casi l’epoca moderna ci restituisce rapporti freddi e distaccati, che per lo più si limitano al “buongiorno/buonasera” in quei venti secondi di ascensore. Personalmente amo invece l’approccio più confidenziale, personale, non dico intimo ma sicuramente EMPATICO.

    Ed è questo il momento in cui mi vedo costretto ad elencarti tutti i punti su cui sbagliavo.

    Cominciamo dall’indizio station wagon: non era un segnale del desiderio di prole futura. La station wagon era per via dei cani.
    TRE, cani. Un gruppetto di simpaticissimi pincher con l’hobby della nevrosi. Loro, e altrui. Ma ci torneremo in seguito.

    Indizio numero due: la discrezione nella sistemazione del mobilio. In realtà era una sorta di depistaggio. I cari vicini inizialmente avevano sì disposto i mobili in modo veloce e piuttosto silenzioso, quello che non avevo percepito è che si trattasse di una collocazione provvisoria. Probabilmente li avevano accatastati in un’unica stanza, con l’idea di sistemarli con calma. Molta calma.

    I successivi due mesi furono un inferno in terra. Le mura divisorie dei piani, seppur non così sottili, avevano tradotto perfettamente ogni minimo spostamento di credenza, aggiustamento di vetrinetta, rotazione del letto e installazione del mobile-tv.

    Non solo, i cari vicini non brillavano per idee chiare: in poche settimane avevano cambiato schema d’arredamento così tante volte che ormai ero in grado di riconoscere un cambiamento dal solo rumore.

    “Draaaan” “Scroooooooshhh”, “Tum, tum tum”

    “Toh, i vicini hanno messo il mobile a specchio vicino alla finestra. Ottima scelta, almeno prende la luce.”

    Siamo a questi livelli, per farti capire.
    Mia moglie tentò per tutto il tempo di mantenere bassi i miei livelli di stress, invitandomi alla calma e alla riflessione tutte le volte in cui pensai di prendere le scale veloce come il vento, e cantarne quattro ai nostri vicini con l’hobby dell’arredamento d’interni estremo.

    A lei devo la mia fedina penale ancora pulita.

    Nonostante questo, Mario e Luisa manifestavano gentilezza e gratitudine e” tante scuse” e “venite a cena da noi qualche volta” e “che bel vestito hai oggi” e “gradisci un po’ di ciambellone” ad ogni occasione possibile.

    Questo rendeva il nostro disappunto totalmente inefficace. Era disarmante, ed anche un po’ frustrante, avere a che fare con due campioni di stressing condominiale che però neutralizzavano ogni possibile attacco a colpi di ciambellone.

    Buonissimo, tra l’altro. Quella Luisa aveva le mani d’oro per i dolci.

    Ti starai chiedendo: “Vabè, dai. Due mesi un po’ così si possono perdonare, hanno esagerato con la faccenda dei mobili ma poi è finita lì, non starci più a pensare.”

    Magari fosse così amico mio, magari.

    L’arredamento rumoroso era solo la punta dell’iceberg, il suono di tromba che preannuncia la carica brandendo spade, lance e baionette.
    Nel successivo anno di convivenza condominiale Mario e Luisa sono stati in grado di generare qualsiasi fastidio il repertorio del disturbo prevedesse.

    Vuoi un esempio? I cani.
    Io amo i cani, credimi. Se potessi vivrei in montagna come Heidi, circondato da ogni razza a quattro zampe che Dio ha concepito. Ma vivo a Roma, in una zona centralissima, in un condominio popolatissimo, adeguandomi a norme precisissime.
    A tal proposito, il nostro comprensorio, a mezzo circolare espressamente emanata in una riunione condominiale di qualche anno fa, decreta che sono ammessi solo animali di piccola taglia, in misura e numero tollerabile al fine di non incidere sul quieto vivere, soprattutto in relazione all’armonia e agli equilibri degli altri condomini.

    Ecco, io una delibera così criptica non l’avrei mai concepita. Non so nemmeno cosa davvero voglia dire, e non credo abbia una valenza legale vista l’apertura a mille interpretazioni. Non c’è da stupirsi infatti che avere a che fare con regolamenti del genere significa mostrare il fianco a facili “variazioni sul tema”. In fondo nessuno ha davvero voglia di essere fiscale, soprattutto chi contravviene alle regole.

    In questo vuoto legislativo Mario e Luisa introducevano dunque quelli che sembravano tre dolcissimi cucciolotti ma che, ai fatti, si rivelavano bestie assetate di sangue. E per la precisione adoravano che a sanguinare fossero le tue orecchie, che tuo malgrado ascoltavi ogni isterico decibel di abbaio con una costanza che nemmeno Bolt quando si allena prima delle Olimpiadi.

    Quei dolci cagnetti erano in grado di abbaiare per ore, giorni, settimane, mesi senza mai fermarsi. Penserai che io stia esagerando, ma ti assicuro che, se avessi vissuto quello che ho vissuto io, da un certo punto in poi avresti sentito abbaiare nelle orecchie anche nel silenzio. Anche in ufficio. Anche in vacanza in Sardegna.

    C’è la remota possibilità che quei cani fossero in realtà stregoni malefici, e il loro verso una maledizione sonora. Ma mia moglie non vuole che io parli di questa cosa perché dice che le persone mi potrebbero prendere per pazzo.

    Provai di tutto, dal timido riferimento quando mi capitava di incontrare i miei vicini in ascensore (“Carini i vostri cani, un po’ vivaci eh??!”) fino a introdurre l’argomento generico “animali in condominio” durante qualcuna delle periodiche riunioni. Nessuno sembrò mai interessato alla cosa.
    Eppure ti assicuro che il rumore di mobili, la musica alta che amavano ascoltare durante il weekend (sospetto che la maggior parte delle volte loro non fossero nemmeno in casa, ma distanti qualche chilometro dall’abitazione. Il motivo di un volume immoralmente alto era dunque quello di permettergliun adeguato ascolto a distanza) e altre piccole sfumature come lo tsunami d’acqua che amavano riversare sulle loro piante (e di conseguenza sulle nostre, direttamente sottostanti), rappresentano tutta una serie di piccole componenti che, nel tempo, erano diventati pressanti sì, ma tutto sommato sostenibili.

    Il top però veniva raggiunto quando litigavano.
    Mario e Luisa, infatti, non litigavano come persone normali. Si aggredivano verbalmente in un contest di urla indicibili condite da un vocabolario di cui io, che proprio un santo non sono, ignoravo completamente l’esistenza. Il che era anche decisamente imbarazzante.

    I nostri vicini litigavano per i motivi più assurdi: un ritardo di cinque minuti, la pasta scotta, il film da vedere, la cravatta lasciata in salone etc-
    Credimi, non sono un ascoltatore seriale, ma le loro urla erano talmente forti che, probabilmente, potresti averle sentite anche tu. Ovunque ti trovassi.

    Senza contare l’invasione degli spazi: il terrazzo condominiale era diventato loro territorio esclusivo: cocktail romantici (nei momenti di pace), passeggiatine dei cani (con “conseguenze” annesse), panni stesi su un’area pari a quella del Pentagono etc etc.

    Traslocarono nel giro di due anni. Un’offerta migliore di lavoro per lui fuori città, pare.
    Ci scrissero i loro cellulari su un biglietto, che noi incendiammo subito dopo averli salutati, ballandoci intorno come sciamani balinesi.

    Furono due anni durissimi, così difficili che quando mi chiedono se ho fatto il militare (a me, obiettore di coscienza) ormai rispondo “Sì”, senza remore.

    Se solo avessi conosciuto la verità amico mio. Se solo avessi saputo che le molestie sonore, le angherie più o meno volute, l’esercizio di un’invasione costante della privacy e degli spazi prevedono una serie di leggi ben precise, che non vogliono dire per forza anni di lungaggini burocratiche. E per “leggi precise” intendo dire che, conoscendo e condividendo le norme e le PROVE di danno subìto che interessano ai tribunali in casi simili, il tuo vicino sarà più motivato che mai ad evitarsi una causa che gli costerebbe fiumi di denaro.

    Non sapevo per esempio che esiste una differenza ben precisa fra le questioni di cui puoi occuparti direttamente affrontando il tuo vicino molesto, e quali invece richiedono il coinvolgimento dell’amministratore.
    Non sapevo per esempio che quando un abuso di un vicino riguarda la gestione degli spazi comuni, in quel caso l’amministratore può intervenire ad appianare la situazione.

    Non conoscevo che i regolamenti interni circa gli animali domestici sono sì discrezionali, ma vanno stilati in modo molto preciso.

    Grazie a Condomini Da Incubo ho scoperto così tanti modi di neutralizzare i miei avversari di vicinato con norme che già esistono e che nessuno conosce, che quasi mi dispiace di non aver modo di utilizzarle (i nostri attuali vicini più rumorosi sono due vecchietti semi-sordi).

    No scherzo, non mi dispiace. Sono felice, sereno e il medico mi ha esplicitamente detto che non intende più prescrivermi Lexotan.

    Dai retta a me però, la prossima volta che qualcuno che ti abita vicino mina la tua serenità domestica, non aspettare la psoriasi da stress, iscriviti alla newsletter, richiedi una consulenza da CDI e mettiti comodo. Il momento della resa dell’avversario potrebbe essere più vicino di quanto pensi!